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LE TRUFFE IN BIANCO E NERO DEL CINEMA ITALIANO

Anche in Italia esiste una nutrita filmografia che dal primo neorealismo fino alla commedia all’italiana ha saputo raccontare i truffatori, guardie-e-ladri-locandinacome il capolavoro Guardie e Ladri diretto nel 1951 da un giovane Mario Monicelli, che la storia del cinema ci consegna come magico trait d’union tra questi due momenti irripetibili del cinema italiano.

Si raccontano le misere disavventure di Ferdinando Esposito, un poverissimo ed innocuo truffatore interpretato da Totò rincorso da uno scaltro e bonario Aldo Fabrizi, nei panni del Brigadiere Bottoni. Magica e carica di intensità la metafora contenuta nel finale, col reo confesso Totò che costringe la guardia ad accompagnarlo in carcere, contro la sua stessa volontà.

Toto & Peppino nei favolosi anni ’50

Diretti da Camillo Mastrocinque, Totò e Peppino De Filippo, interpreteranno negli anni ‘50 una serie di godibilissime pellicole. Nel 1956 sono dei falsari muniti, però, di carta moneta originale ne La banda degli onesti; in Totò Peppino e i fuorilegge insceneranno un finto rapimento per intascare i soldi del riscatto elargiti dalla tirchia moglie possidente, forse la migliore interpretazione di Titina de Filippo. banda_degli_onestiNel 1959 sono i cugini Posalaquaglia, titolari di una agenzia di Consulenze Testimoniali, in un episodio del film La Cambiale.

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Ladro Lui, Ladra Lei

In Ladro Lui, Ladra Lei, spassoso film di Luigi Zampa del 1958 con una splendida Sylva Koscina, un giovane Alberto Sordi, al suo primo film da protagonista, è Cencio un borgataro romano appena uscito di galera che si diverte a sbarcare il lunario alle spalle dell’emergente borghesia capitolina. Straordinario quando si immedesima nei panni di un impiegato delle tasse per intascare “la mazzetta” di un evasore fiscale, un ispirato Mario Riva, che intende così risolvere una vertenza in corso con l’amministrazione dello stato, per definire la sua posizione debitoria.

 Gli anni sessanta

TOTOTRUFFA62 LOCANDINAL’opulenta Italia del boom economico descritta nel 1960 da Il Mattatore di Dino Risi, che consacrò Vittorio Gassman al grande pubblico, può già confrontarsi con truffe di classe, ben congegnate, pensate con cura e realizzate con maestria. È passato solo un decennio ma siamo lontanissimi dai rattoppati sotterfugi utilizzati da Totò per non arrendersi alla povertà. Un anno dopo, lo stesso Totò in compagnia di Nino Taranto riproporrà nel celebre Totòtruffa ’62 una galleria di farsesche truffe nelle vesti di un abile trasformista. È sintomatico notare come nei titoli Ladra Lui, Ladra Lei e Guardie e Ladri compaia la parola ladri quando, invece, si racconta di truffe e truffatori. Questa è comunque la conferma di quanto fosse forte la commistione, e la continuità, tra due dei reati più comuni e più diffusi nell’Italia del secondo dopoguerra, che voleva tornare a vivere, ma doveva pensare a sopravvivere. Totò ai fori Imperiali vende false monete antiche ai turisti stranieri come fossero preziosi cimeli archeologici, ma invece di destare allarme sono bollati, dagli stessi carabinieri, come “la solita patacca”. Un modo diretto per dire che la finzione è così evidente, e la fattura così grossolana, che è da sprovveduti cascarci.

 

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MR. OLIVIERO Articolo riproducibile citando la fonte




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