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MASTELLA CONDANNATO DALLA PUBBLICITA’ COMPARATIVA DEI M5S

LA PUBBLICITA’ COMPARATIVA PROROMPE NELLA CAMPAGNA ELETTORALE

M5S VS MASTELLA

La temuta Pubblicità Comparativa entra a gamba tesa sulle elezioni europee che si svolgeranno il 25 maggio.

Ci pensano i candidati del Movimento Cinque Stelle di Alba Adriatica a sdoganarla, attaccando un disadorno ma esplicito comunicato di fianco al manifesto elettorale di un sorridente Clemente Mastella che posa in manica di camicia sotto la scritta: “IO, VOI… IL SUD” accanto al logo di FORZA ITALIA.

Senza tante perifrasi, sotto il titolo a caratteri cubitali che riprende l’hashtag #SPUTTANIAMOLI gli Amici di Beppe Grillo scrivono in maiuscolo: “Clemente Mastella è accusato di associazione a delinquere” sottolineando l’affermazione con una eloquente freccia rossa che rimanda alla pubblicità del politico di lungo corso, proprio per essere chiari, nel caso qualcuno non avesse ancora capito.

Per poi precisare: “Il 25 maggio dovremo prendere una decisione se stare con i cittadini o con i partiti.” E concludere col perentorio Pay-Off : “O noi o loro”.

Una trovata pubblicitaria che sarebbe rimasta confinata nell’anonimato della vita politica locale se non fosse stata rilanciata da un post di Beppe Grillo al grido di: “La differenza si vede”.

Sicuramente un cartellone di questo tipo chiama l’elettore ad una scelta tra due fronti chiari e ben distinti, rievocando la ben più famosa scelta di campo. Allora l’elettore doveva decidere se schierarsi politicamente con i comunisti oppure con i suoi antagonisti, adesso il nemico è rappresentato dagli stessi partiti.

Più che comparativa, però, si dovrebbe parlare tecnicamente di pubblicità negativa. La stessa che avrebbe voluto utilizzare già nel 1991 il protagonista de Il Portaborse di Daniele Luchetti per contrastare mediaticamente il proprio avversario politico: “Questo è Federico Castri un bugiardo come pochi”. Anche se dallo staff gli ricordano che non si può utilizzare perché in Italia è vietata. Giuridicamente, inoltre, un accusato non può essere equiparato ad un condannato, se non dopo il terzo grado di giudizio.

E lo sa bene Mastella che intervenendo sui manifesti, ribadisce: “Ho sempre rispettato l’autonomia e l’indipendenza della magistratura ma quando un pm mi ha inquisito sulla base del nulla e poi, quasi scusandosi, mi ha prosciolto, per quale ragione avrei dovuto dimettermi?”

 

MR. OLIVIERO Articolo riproducibile citando la fonte

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